R&A Consulting
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Chi ha paura della crisi d'impresa?

Il nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D. Lgs n. 14/2019) si pone lo scopo di incentivare le imprese a far emergere in modo tempestivo lo stato di crisi aziendale, aumentando di conseguenza la probabilità di ripristino dell’equilibrio economico, finanziario e patrimoniale, e garantendo un maggiore soddisfacimento del ceto creditorio.

In questo modo lo stato di insolvenza conclamata e il fallimento – che il nuovo Codice chiama “liquidazione giudiziale” – rappresentano, o dovrebbero rappresentare, per l’impresa solo l’extrema ratio.

In sostanza la nuova riforma fallimentare si rifà ai principi economico aziendali e per tale ragione la consulenza diventa una base fondamentale delle decisioni dell’imprenditore. Ricorrere ai fondamenti dell’economia aziendale significa far leva su una serie di strumenti la cui elaborazione deve essere necessariamente affidata a professionisti dotati di specifici requisiti, oppure a società di consulenza manageriale.

Il decreto entrerà in vigore il 15 agosto 2020, tuttavia alcune norme stanno già producendo i relativi effetti a partire dal 16 marzo 2019, in particolar mondo le disposizioni che garantiscono una migliore gestione delle procedure e dell’attività istruttoria delle stesse.

In merito ai risvolti pratici si possono distinguere tre ambiti specifici nei quali non viene implicato in alcun modo l'intervento da parte del giudice:

  1. PREVENZIONE
  2. EMERSIONE TEMPESTIVA
  3. RISOLUZIONE

Prevenzione della crisi d’impresa

La prevenzione della crisi d’impresa è l'elemento fondamentale nel nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII): l’obiettivo, come già ribadito, è quello di evitare la liquidazione giudiziale (ovvero il fallimento) o ridurre al minimo l’insorgenza di tensioni di carattere economico, finanziario e patrimoniale.

La prassi dimostra che gli imprenditori (soprattutto delle micro e piccole medie imprese) sono generalmente avversi a un’attività di consulenza ben strutturata come principale riferimento delle decisioni strategiche. E va considerato che spesso non sono nemmeno in possesso di una serie di competenze idonee alla gestione d’impresa, soprattutto sotto il profilo finanziario.

Tale combinazione ha spesso comportato un'amministrazione complessiva dell’attività d’impresa del tutto antieconomica che, nel lungo periodo, ha determinato situazioni di crisi conclamata sfociate poi nel fallimento.

Situazioni alle quali tuttavia un buon consulente può ovviare con una serie di strumenti fondamentali a invertire la rotta.

  • Pianificazione strategica con un orizzonte temporale di medio-lungo periodo (come la redazione di un business plan)
  • Valutazioni della fattibilità di ogni decisione aziendale
  • Controllo di gestione
  • Monitoraggio degli equilibri economico, patrimoniale e finanziario
  • Gestione prospettica del cash flow

Emersione tempestiva della crisi d’impresa

Nel cercare di evitare la liquidazione giudiziale gioca un ruolo fondamentale la tempestiva emersione della situazione di crisi. Grazie a essa aumentano infatti le probabilità che abbiano successo gli strumenti da adottare per il ripristino degli equilibri economico, finanziario e patrimoniale.

Quanto più l’intervento risolutore della crisi è tempestivo, tanto più elevata è la probabilità che si salvaguardi il valore dell’impresa.

A tale scopo l’azienda dovrebbe dotarsi di un sistema di controllo di gestione interno in grado di monitorare gli equilibri aziendali e garantire la continuità, facendo così emergere i primi segnali di tensione su vari livelli (economico, finanziario, patrimoniale).

Allo stesso modo è tenuta a varare degli strumenti di allerta, una serie di misure che prevedono l’obbligo di segnalazione dei primi sintomi di squilibrio agli organi di controllo societari, al revisore contabile o alla società di revisione.

In particolare: “Costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale e finanziario rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i successivi 6 mesi e delle prospettive di continuità aziendale o meno”. Inoltre, sempre in riferimento alla disciplina del nuovo Codice, costituiscono indici significativi:

  • La misura della sostenibilità degli oneri finanziari con in flussi di cassa generati dall’impresa
  • L’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi
  • Eventuali reiterati e significativi ritardi nei pagamenti


Ovviamente per favorire l’implementazione di tali attività all’interno dell’impresa sono state previste delle misure premiali ex art. 14, c. 3. La tempestiva segnalazione all’organo amministrativo ai sensi del c. 1 costituisce causa di esonero dalla responsabilità solidale per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni/azioni successivamente poste in essere dal predetto organo, che non siano conseguenza diretta di decisioni assunte prima della segnalazione (a condizione che, nei casi previsti dal secondo periodo del comma 2, sia stata effettuata tempestiva segnalazione all'OCRI). Non costituisce giusta causa di revoca dall'incarico la segnalazione effettuata a norma del presente articolo.

Risoluzione della crisi d’impresa

Nel nuovo codice la risoluzione della crisi d’impresa, come spiegato sopra, può avvenire grazie ad accordi di natura stragiudiziale (dove ovvero non è previsto l’intervento del giudice). Accordi che nascono tra l’imprenditore e i creditori sociali, basati sui specifici piani redatti da professionisti volti a ristabilire gli equilibri aziendali e favorire il pagamento dei creditori sociali.

  1. Piani attestati di risanamento
  2. Accordi di ristrutturazione dei debiti
  3. Concordato preventivo


1. Piano attestato di risanamento


È un documento redatto dall’organo delegato e dal management con l’ausilio di consulenti specializzati e soggetto all’approvazione da parte dell’organo amministrativo ai sensi dell’art. 2381, c. 3, c.c. La responsabilità del piano grava sempre sull’organo amministrativo e coinvolge il contenuto, la tecnica di redazione e gli obblighi di comunicazione.

Il piano contiene l’indicazione delle azioni (strategiche e operative) che la società intende attuare per ripristinare gli equilibri aziendali (economico, patrimoniale e finanziario) in presenza di uno stato di crisi, deve avere data certa e deve indicare:
  • La situazione economico-patrimoniale e finanziaria dell’impresa
  • Le principali cause della crisi
  • Le strategie di intervento ed i tempi necessari per assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria
  • Gli apporti di nuova finanza
  • I tempi delle azioni da compiere e gli strumenti da adottare in caso di scostamenti tra obiettivi e situazione effettiva

Un professionista indipendente deve infine attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità economico-giuridica del piano.

2. Accordo di ristrutturazione dei debiti


Gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono conclusi dall’imprenditore in stato di crisi o di insolvenza con i creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti e sono soggetti all’omologazione ex art. 44.

L’accordo deve contenere l’indicazione degli elementi del piano economico-finanziario che ne consentono l’esecuzione e deve essere redatto secondo le modalità indicate dall’art. 56 con allegati i documenti indicati nell’art. 39 (deposito di scritture contabili, relazione sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria, stato particolareggiato ed estimativo delle attività, elenco nominativo dei creditori e dei rispettivi crediti, ecc). Inoltre è necessario che assicuri il pagamento dei creditori estranei nei seguenti termini:
  • Entro 120 giorni dall'omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data
  • Entro 120 giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell'omologazione

Anche qui il professionista indipendente deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità economica e giuridica del piano, specificando l'idoneità dell'accordo e del piano per assicurare l'integrale pagamento dei creditori estranei nel rispetto dei termini esposti.

3. Concordato preventivo


L'azienda debitrice realizza il soddisfacimento dei creditori mediante la continuità aziendale o la liquidazione del patrimonio. La continuità può essere diretta, e quindi in capo all’imprenditore, oppure indiretta, ovvero quando gestita da un soggetto diverso dal debitore.

Per proporre un concordato preventivo l’imprenditore, soggetto a liquidazione giudiziale ex art. 121, deve fondare la proposta su un piano fattibile che assecondi i requisiti dell’art. 87:
  • Le cause della crisi
  • La definizione delle strategie di intervento e, in caso di concordato in continuità, i tempi necessari per assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria
  • Gli apporti di nuova finanza, se previsti
  • Le azioni risarcitorie e recuperatorie esperibili
  • I tempi delle attività da compiersi, nonché le iniziative da adottare nel caso di scostamenti
  • Le ragioni per cui l'eventuale continuità aziendale è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori

Il debitore deve presentare, congiuntamente alla domanda, anche la relazione di un professionista indipendente che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano. Analoga relazione deve essere presentata nel caso di modifiche sostanziali della proposta o del piano e, nel caso in cui si tratti di concordato in continuità, specificando che ciò è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori.