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Gli strumenti di sintesi per effettuare il check-up economico-finanziario dell’azienda

Il check-up economico-finanziario dell’azienda resterebbe poco più che un elenco di dati, tra loro scollegati e perlopiù oscuri nel loro significato, se non li si coordinasse sistematizzandoli e, soprattutto, interpretandoli attraverso degli indicatori di sintesi. Non è sufficiente affermare che uno o l'altro indicatore siano all’interno di una soglia di tranquillità: al contrario è necessario offrire una visione d’insieme spesso difficile per il singolo imprenditore o per i suoi collaboratori contabili.

La redditività resta il primo e più importante capitolo dei processi analitici che indagano sullo stato di salute dell’impresa, ragion per cui i primi indicatori di sintesi sono senza dubbio quelli riferibili alle risultanze del conto economico riclassificato.

Gli indicatori principali della redditività all'interno del check-up


Il primo margine, o margine industriale/commerciale lordo, deve essere valutato in percentuale sulle vendite, osservandone l’andamento nel tempo al fine di comprendere la correttezza dei prezzi applicati e l’eventuale influenza esercitata dal costo del venduto e, all’interno di quest’ultimo, dalle rimanenze finali.

Se il MOL o Margine Operativo Lordo (in assoluto e in percentuale sulle vendite) illustra la capacità di trasformazione dell’azienda delle risorse impiegate nel processo di produzione/commercializzazione, il RO o Risultato Operativo rappresenta il migliore indicatore della capacità di generare ricchezza, indipendentemente da eventi straordinari, scelte in materia finanziaria e tassazione.

Il ROS o Return On Sales indica quanta parte del fatturato si trasforma in reddito prima delle gestioni accessorie. Richiede di essere confrontato con il dato settoriale, con l'obiettivo di comprendere se l’impresa riesca oppure no a sovra-performare il proprio mercato di riferimento. Diviene opportuno, in ogni caso, procedere a valutare l’indicatore nel corso degli anni e a confrontarlo con il peso degli oneri finanziari, la cui incidenza sul risultato operativo non deve superare mai, se non eccezionalmente, la soglia del 50%: pena la perdita della capacità di reddito.

La costruzione dell’Ebitda completa il panel dei principali indicatori di redditività, fungendo da “ponte” con quelli riguardanti l’equilibrio finanziario.




Tra elementi significativi e dati poco rilevanti


All’interno dei dati offerti dalla sintesi finale del check-up economico-finanziario dell’azienda si sconsiglia di enfatizzare il ROE poiché rappresenta il ritorno per gli azionisti ed è, in quanto tale, frutto delle politiche di bilancio volte a comprimere il reddito e/o della modesta capitalizzazione.

Molto più significativo appare invece l’uso del ROI o Return On Investment, poiché prende in considerazione l’intero capitale investito e può servire da fondamento per analisi settoriali o di benchmarking.

Sotto il profilo finanziario sono completamente da sconsigliare gli indicatori ben noti nell’ambito della cosiddetta analisi per indici o della solvibilità a breve termine, più volte criticata e non solo in questa sede.

Il peso del CCNO


Il check-up economico-finanziario dell’azienda, attraverso la costruzione dell’Ebitda, deve necessariamente valutare la dimensione, anche relativamente all’incidenza sulle vendite, del Capitale Circolante Netto Operativo o CCNO, il cui livello (collocando la soglia di attenzione sopra o sotto il 30% delle vendite) indica il peso delle componenti non monetarie all’interno della generazione del reddito: positive/negative non incassate/pagate (clienti e fornitori) e di costi sospesi (le rimanenze).

La variazione del CCNO positiva o negativa genera il noto effetto spugna e pertanto, tra gli indicatori del check-up economico-finanziario dell’azienda trovano spazio gli indici di durata media dei crediti verso clienti, dei debiti verso fornitori nonché l’indice di rotazione delle scorte e il suo reciproco, ovvero la durata media delle scorte stesse la cui variazione tale effetto influenza.

La sintesi degli indici di durata, rappresentata dal ciclo monetario, indica invece il tempo mediamente impiegato dall’impresa per trasformare in moneta i risultati economici ottenuti.

Attraverso il rendiconto finanziario è possibile apprezzare la composizione dell’Ebitda, in particolare osservare se esso sia determinato dal risultato operativo o piuttosto da costi non monetari, quali ammortamenti e accantonamenti.

Gli indicatori di sostenibilità del debito


Oltre a misurare l’autofinanziamento, ovvero il vero e proprio risultato di cassa della gestione, il panel degli indicatori del check-up economico-finanziario dell’azienda non può fare a meno di almeno due indicatori di sostenibilità del debito: uno è il ben noto rapporto tra debiti finanziari netti ed Ebitda (che non dovrebbe mai superare il risultato di 5 per valutare se l’azienda possieda in prospettiva capacità di fronteggiare i propri impegni), l’altro è il tasso di incidenza dei debiti finanziari netti sul fatturato (indica l’assorbimento di risorse finanziarie attinte esternamente del volume delle vendite, lordo per definizione).

Questo ultimo dato deve essere rapportato agli indicatori medi di settore nel quale l’azienda opera, ma la sua crescita, soprattutto in presenza di un ROS modesto, indica difficoltà crescenti da parte dell’impresa. Da ultimo, e solo come conclusione dopo aver analizzato l’economicità della gestione dell’azienda e la sua capacità di generare risorse finanziarie, il check-up economico-finanziario deve evidenziare il rapporto o quoziente di indebitamento, il cui valore non dovrebbe mai superare 1-1,5.

Non ci si deve mai dimenticare che il check-up è un po’ come le analisi del sangue che compiamo per verificare il nostro stato di salute: offre i risultati delle analisi, poi la sintesi deve essere fatta da un bravo (medico) consulente.

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