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La valutazione dell’equilibrio finanziario dell’impresa: l’analisi per flussi di cassa della solvibilità aziendale

Se affermiamo che il fatturato è vanità e l’utile è verità, la cassa allora è realtà. Ovvero la redditività, quando effettiva e correttamente accertata, non può che tradursi in liquidità.

Il principale dei flussi di cassa in entrata è il reddito, positivo o negativo che sia: tutti gli altri flussi di cassa in entrata, a partire da quelli generati dai disinvestimenti fino a quelli frutto di compressione del capitale circolante netto operativo, devono essere considerati occasionali e comunque difficilmente ripetibili.

Ma come fare una corretta valutazione dell’equilibrio finanziario dell’impresa e quali devono essere gli strumenti che, inevitabilmente, fanno parte del risultato del check-up economico finanziario dell’impresa?

Tale valutazione effettuata attraverso la misurazione dei flussi di cassa rappresenta indubbiamente il momento più importante di questa parte dell’analisi, poiché mette l’analista in grado di evidenziare la cosiddetta dinamica finanziaria dell’impresa, ovvero il processo di produzione, impiego e raccolta di risorse finanziarie all’interno della gestione complessiva.

Il ruolo del rendiconto finanziario


Il rendiconto finanziario, benchè rappresenti uno strumento ormai consolidato nelle best practices professionali e faccia parte del corredo minimo dell’informazione obbligatoria per le società di capitali medio grandi (per intendersi, quelle con almeno 8,8 milioni di euro di fatturato e 4,4 milioni di attivo), non trova in realtà grande spazio nella comunicazione finanziaria delle imprese non quotate. Inoltre è diventata prassi normale che sia la banca a redigerlo all’interno di una relazione di clientela instaurata con il rapporto banca-impresa, con obiettivi “diversi”: accertare la solvibilità, piuttosto che l’impresa stessa, per evidenziarne la capacità di rimborso.




La sua redazione può avvenire in molteplici maniere ma riteniamo più utile quella per variazione dei saldi patrimoniali, sia per le valutazioni effettuate internamente sia per quelle svolte dall’analista esterno.

Se redatto secondo tale modalità, il rendiconto finanziario non risulta essere molto diverso da quello reso obbligatorio dalla normativa in materia di bilanci e previsto dall’O.I.C. al principio n.10: entrambi mettono in luce in primo luogo il contributo offerto dal reddito alla creazione di liquidità, confermando il principio già enunciato, ovvero che il primo e il più importante dei flussi di cassa è quello reddituale e che senza l’equilibrio economico non può esistere quello finanziario.

La valutazione dell’equilibrio finanziario dell’impresa passa dall'equilibrio economico


Il reddito, vero e proprio capitale creato attraverso la gestione, diventa flusso di cassa positivo o negativo attraverso la misurazione dell’Ebitda e, successivamente, mediante il confronto con la consistenza della variazione del capitale circolante netto operativo e la dimensione del flusso di cassa della gestione extra-caratteristica (ovvero oneri e proventi finanziari, oneri e proventi straordinari, imposte e tasse).

Ottenere in seguito l'autofinanziamento, ovvero il flusso di cassa effettivamente prodotto internamente alla gestione aziendale, è fondamentale per le analisi di qualunque tipo (compresa la valutazione dell’equilibrio finanziario dell’impresa), e dunque anche per il check-up. Rappresenta infatti l’unica misura della capacità di rimborso dell’impresa e il punto di partenza più concreto per valutare se e in che misura sia in grado di remunerare il capitale di rischio attraverso i dividendi (che in effetti seguono a ruota nella costruzione del rendiconto la determinazione dell’autofinanziamento), effettuare nuovi investimenti in autonomia e rimborsare i prestiti contratti.

Obiettivo check-up economico-finanziario


Il risultato più importante che è in grado di offrire la redazione del rendiconto ai fini del check-up economico-finanziario d’azienda è rappresentabile in diversi “elementi”: l’Ebitda (in qualità di misura di sostenibilità del debito) secondo la ben nota proporzione rispetto ai debiti finanziari di 5 a 1, la variazione del capitale circolante netto operativo (sulla cui grandezza, anche in rapporto al fatturato, è sempre necessario vigilare), il flusso di cassa assorbito dalla gestione extra-caratteristica (in particolare per la componente oneri finanziari), la misura dell’autofinanziamento in quanto tale e quella al netto dei prelievi per utili distribuiti mediamente effettuati.

Il check-up economico-finanziario è a questo punto in grado di misurare la capacità di rimborso e la solvibilità dell’impresa viene messa alla prova in relazione agli impegni assunti e da onorare periodicamente, secondo la consolidata definizione per cui “l’equilibrio finanziario è la capacità dell’impresa di far fronte alle proprie obbligazioni passive in maniera ordinata e alle scadenze pattuite”.

La valutazione del contributo finanziario positivo (disinvestimenti) o negativo (gli investimenti) completa la redazione del rendiconto al fine di determinare la variazione del fabbisogno finanziario di periodo. Tale variazione su base annua mtrova infine riscontro nella corrispettiva variazione dell’indebitamento oneroso e/o del capitale di rischio. La valutazione dell’equilibrio finanziario dell’impresa consente infine di completare l'analisi della solvibilità in relazione all’andamento nel tempo del fabbisogno e delle sue determinanti.

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