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La valutazione di fattibilità e convenienza degli investimenti nelle imprese manifatturiere

Il tema della valutazione di fattibilità degli investimenti si accompagna spesso, soprattutto nel nostro Paese, con quello della convenienza fiscale alla loro effettuazione. Andando indietro con la memoria nel tempo basterebbe citare i numerosi provvedimenti agevolativi introdotti come maggiori ammortamenti, deducibilità accelerata di costi di investimento, e altro ancora, per non parlare delle numerosi leggi contenenti incentivi in conto capitale o simili.

Sempre riflettendo sul passato ricordiamo che numerose imprese, in vigenza per esempio degli incentivi ex Cassa del Mezzogiorno, hanno spesso compiuto errori, talvolta irrimediabili, effettuando investimenti la cui convenienza veniva valutata unicamente in funzione degli incentivi e non in termini di miglioramento dell’efficienza del capitale di funzionamento.

Pur essendo il tema delle agevolazioni assai importante e certamente decisivo per le scelte di politica industriale, gli investimenti in capitale fisso (materiale o immateriale) si prestano a più di una riflessione indipendente dai vantaggi aggiuntivi che essi comportano, poiché non c’è dubbio che ogni tipo di decisione sull’argomento deve, o dovrebbe essere, indirizzata al mantenimento e ove possibile all’accrescimento delle competitività aziendale.




Capitale investito, ROS e ROI: un rapporto indissolubile


Il legame che deve sempre essere tenuto presente riguarda la relazione tra capitale investito e fatturato, riassunta nell’indicatore noto come ROS (return on sales). Il capitale investito, composto da somma tra capitale di debito ed equity, dovrebbe richiedere un notevole tasso di assorbimento, in termini di capacità di generare fatturato, almeno finché si rimane nell’ambito dell’analisi delle imprese manifatturiere.

Tale elevata intensità, riassunta dal rapporto CI/V, necessita di altrettanto elevati ritorni riassunti non solo dal ROS ma anche e soprattutto dal ROI (return on investment) e dal paragone di quest’ultimo con il costo del capitale.

In altre parole, maggiore è il capitale investito, a copertura degli impieghi (leggi investimenti) in capitale fisso, maggiore dovrebbe essere la redditività dello stesso, tanto più in considerazione del peso assunto dal capitale proprio rispetto al debito. Il costo medio ponderato del capitale in effetti dovrebbe essere fortemente influenzato dal peso del capitale di rischio il cui costo, in termini di dividendi attesi e di ritorni sul capitale, è sempre più alto del semplice capitale preso a debito, poiché contempla il premio al rischio.

Il ROI, calcolato come risultato operativo medio degli ultimi 3/5 anni, viene posto al numeratore di un rapporto che al denominatore contiene la media del capitale investito (debito più equity) per lo stesso periodo considerato.

Valutazione di fattibilità: un criterio stringente


Se per la valutazione dell’equilibrio economico delle imprese è sufficiente che la consistenza del ROI o Ebit sia maggiore degli interessi passivi e degli altri oneri finanziari (che non dovrebbero assorbire mai più del 50% di tale margine), per la valutazione di fattibilità degli investimenti, e non solo, il riferimento dovrebbe essere fatto esclusivamente riguardo al costo medio ponderato del capitale, ovvero al costo del debito bancario rispetto al suo peso sul capitale investito più il costo del capitale di rischio ponderato con lo stesso criterio.

Se la precedente valutazione deve riguardare in generale tutto ciò che attiene alla gestione d’impresa, per quel che si riferisce agli investimenti il criterio diventa ancora più stringente, poiché i ritorni attesi sul capitale non potranno che essere rappresentati esclusivamente da flussi di cassa.

In altre parole, quando si effettua la valutazione di fattibilità degli investimenti si deve privilegiare il criterio della cassa rispetto a quello della competenza, anche al fine di valutarne la sostenibilità, ove siano previsti finanziamenti aggiuntivi a quelli già in essere.

La fattibilità “nasce” quando i flussi di cassa superano il costo dell'investimento


In base alla stessa logica la valutazione della fattibilità di un investimento riceverà una risposta positiva tutte le volte che, in un arco di tempo ragionevole, il valore attuale dei flussi di cassa in entrata supererà quello relativo al costo dell’investimento stesso. Ci riferiamo in questo caso, in maniera sintetica, ai criteri del valore attuale netto o VAN e del tasso interno di rendimento o TIR.

Si tratta di valutazioni molto complesse che devono essere riportate nell’ambito di procedimenti più articolati e ampi di programmazione economico-finanziaria d’impresa, allo scopo di misurare il mantenimento e l’accrescimento della redditività nel tempo nonché la capacità dell’impresa di generare flussi di cassa tali da consentirle di restare solvibile (secondo la ben nota definizione la capacità di rimborso consiste, infatti, nella capacità dell’impresa di fare fronte alle proprie obbligazioni passive alle scadenze pattuite).

Anche gli investimenti, pertanto, dovranno rispettare tali stringenti vincoli per evitare possibili rischi di sovra-investimento e, come spesso accade, di sovra-indebitamento. Gli investimenti sono necessari per la crescita e lo sviluppo, o anche solo per mantenere la propria competitività all’interno della quota di mercato che l’impresa si è ritagliata; ma gli investimenti sbagliati, oltre a provocare squilibri gestionali spesso anche gravi, possono rendere l’azienda più vulnerabile, soprattutto finanziariamente.

Per questo, oltre a dotarsi di manager adeguatamente preparati, laddove possibile, sarà sempre bene ascoltare una second opinion, presso un professionista o un consulente preparati. Buona crescita.

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