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Come migliorare la gestione aziendale (e la comunicazione finanziaria) attraverso il rendiconto finanziario e l’analisi per flussi

Dal bilancio chiuso al 31/12/2016 dovrà risultare, accanto agli altri documenti che tradizionalmente compongono il fascicolo, anche il rendiconto finanziario redatto a norma del principio 10 dell’OIC (Organismo Italiano di Contabilità).

Si tratta di un’innovazione importante, in grado di contribuire in misura significativa sia al grado di consapevolezza imprenditoriale sia alla qualità dell’informazione resa esternamente, ovvero agli stakeholder, banche in primis. L’applicazione della novità appare tuttavia limitata e circoscritta alle imprese di medio-grandi dimensioni (oltre 8,8 mln di ricavi, oltre 4,4 mln di attivo e con in media 50 dipendenti), escludendo proprio quelle Pmi di cui è noto il gap di conoscenza gestionale e di ricorso a corretti strumenti di valutazione della performance storica e pianificazione di quella prospettica.

Il rendiconto finanziario invece, redatto sia nella forma prevista dal principio OIC 10 sia attraverso modalità più funzionali all’analisi improntata al principio della competenza gestionale, può essere un aiuto fondamentale per l’imprenditore e i suoi collaboratori, oltre che per i lettori esterni, soprattutto i terzi finanziatori.

Vediamo dunque come usare il rendiconto finanziario per il controllo di gestione interno e per migliorare le performance aziendali.
Il rendiconto finanziario consente di misurare, su base annua o infrannuale, i seguenti risultati:

  • la liquidità prodotta dalla gestione corrente o autofinanziamento, ovvero l’unica maniera sana di generare cassa per far fronte ai fabbisogni derivanti dai progetti aziendali e all’indebitamento, passato e futuro
  • la liquidità impiegata nella remunerazione dell’imprenditore attraverso dividendi regolarmente erogati o, come spesso accade nelle Pmi, attraverso prelevamenti dei soci
  • la liquidità generata/assorbita dalle scelte di dis/investimento tecnico e finanziario
  • la variazione del fabbisogno finanziario e la conseguente corrispettiva variazione delle fonti esterne di finanziamento, siano essere a titolo di debito o di capitale di rischio


Come è agevole notare, vi è un solo modo per generare cassa in maniera continuativa e fronteggiare gli impegni gestionali, oltre che remunerare l’attività dell’imprenditore: far sì che l’autofinanziamento sia positivo. Si può infatti generare cassa attraverso disinvestimenti tecnici e finanziari, ma non in via continuativa, ed è oltretutto buona norma reinvestire le somme derivanti dalla dismissione di asset non più strategici al fine di rafforzare l’azienda.

Conoscere l’ammontare dell’autofinanziamento generato (o della cassa consumata, qualora tale valore sia negativo), sia per il periodo considerato sia per quelli precedenti, consente all’imprenditore di rispondere a una prima, fondamentale domanda: quanta liquidità mediamente produce la mia impresa? Ovvero, su cosa posso fare affidamento per le mie scelte di investimento e di finanziamento? E poi: quanto è giusto che io trattenga a titolo di compenso? Oppure ancora, qualora la liquidità non fosse generata, bensì assorbita, rispondere alla domanda su cosa non abbia funzionato: le redditività insufficiente o l’eccesso di crediti da incassare e di scorte invendute?

La seguente redazione del rendiconto consente un immediato paragone con la congruità e la correttezza delle somme prelevate a titolo di compenso per il lavoro svolto dall’imprenditore e/o per remunerare i soci. In altre parole, come purtroppo spesso accade, il rendiconto finanziario confermerà quanto l’analisi dell’andamento del debito finanziario ha già chiarito, ovvero che l’impresa non dovrebbe procedere affatto a erogare somme ai soci o che tali somme dovrebbero essere notevolmente inferiori. Saper misurare infine gli effetti delle scelte di investimento sulla finanza aziendale consentirà di valutare se il mantenimento in efficienza della macchina aziendale richieda, anno dopo anno, nuove risorse finanziarie, paragonando queste ultime all’ammontare degli ammortamenti effettuati.

Il rendiconto pertanto, lungi dall’essere un dispendioso adempimento burocratico, rappresenta uno strumento di gestione estremamente utile per le imprese che decidono di adottarlo all’interno del proprio sistema informativo, soprattutto quelle caratterizzate da dimensioni non troppo ampie e, come da tradizione ampiamente rispettata in Italia, da una noncuranza degli aspetti finanziari della gestione, se non in seconda battuta. Sarebbe sufficiente tenere la contabilità ordinaria per trarre benefici dalla redazione del rendiconto finanziario.

Come usare il rendiconto finanziario nei rapporti bancari?
È bene premettere anzitutto che quasi tutte le banche utilizzano già internamente, nei propri modelli di misurazione e gestione del rischio di credito, l’analisi per flussi. È noto, tuttavia, che non sempre tale strumentazione viene utilizzata correttamente e anche che, talvolta, non viene utilizzata affatto. Gli esiti di questo comportamento sono spesso penalizzanti per l’imprenditore, sia quando la performance aziendale non appare particolarmente brillante, in quanto nessuno si premura di evidenziare i fattori di criticità, sia quando l’impresa mostrerebbe invece di saper generare cassa, poiché tale risultato o viene interpretato in maniera erronea o non viene interpretato affatto. Ecco allora perché usare il rendiconto finanziario nei rapporti bancari: per spiegare ancora meglio quali siano le effettive potenzialità aziendali, quali i progetti, quale la capacità di perseguirli.

Se è vero che un buon professore è tale perché mentre insegna sa fare appassionare i suoi studenti alla materia che spiega, è altrettanto vero che questo non potrebbe mai accadere se non attraverso una conoscenza approfondita di ciò che si illustra in aula: una storia imprenditoriale sarà tanto più credibile quanto più colui o coloro che la comunicano mostrano la consapevolezza di quanto dicono, anche attraverso i numeri.

Il rendiconto finanziario può allora divenire parte integrante dell’informativa resa alle banche, opportunamente accompagnato da una relazione esplicativa. Qualora si tratti di un’impresa obbligata alla presentazione del bilancio annuale, il rendiconto finanziario potrà rappresentare parte integrante della relazione sulla gestione, arricchendo l’informativa minimale richiesta dalla legge;. Nel caso invece l’impresa non sia tenuta alla presentazione del bilancio annuale, il rendiconto finanziario accompagnerà, accanto a un commento della situazione aziendale, la documentazione presentata annualmente in banca per la conferma, il rinnovo o l’ampliamento del fido. Infine si tenga presente che l’approccio utilizzato per redigere il rendiconto finanziario rappresenta naturalmente la base di partenza per qualsiasi attività di pianificazione e programmazione economico-finanziaria.

Come si allestisce il rendiconto finanziario
La costruzione del rendiconto finanziario richiede almeno 2 bilanci consecutivi. Situazioni contabili dettagliate saranno preferibili a documenti abbreviati e più sintetici, poiché sarà necessario effettuare un’attenta distinzione tra crediti e debiti per natura e per durata, in particolare separando tra quelli di finanziamento e quelli di funzionamento. Tra i diversi modelli di redazione disponibili è ritenuto di maggior utilità per l’analisi per flussi lo schema “per variazione dei saldi patrimoniali”, poiché prende in esame le differenze tra i due stati patrimoniali consecutivi. Alcuni dati non contenuti nello Stato Patrimoniale ma presenti nel Conto Economico sono gli ammortamenti, i proventi e gli oneri finanziari, i proventi e gli oneri straordinari, le plusvalenze e le minusvalenze (come rettifiche).