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Come valutare il livello di redditività più adeguato alla propria attività imprenditoriale

Il livello di redditività si misura in relazione alla variabilità e alla consistenza del risultato operativo in sé. Nel raffronto intertemporale e in rapporto al reddito ROS (return on sales) occorre valutare se tale reddito sia da considerarsi adeguato rispetto alle attese imprenditoriali e, più in generale, di tutti coloro che investono denaro dentro l’impresa.

Si tratta dei cosiddetti stakeholder: banche e altri finanziatori, gli stessi fornitori e clienti, interessati direttamente o indirettamente alle condizioni di svolgimento dell’attività in termini di puntualità dei pagamenti, di costanza degli approvvigionamenti, di adeguatezza degli stock, ecc…

Il livello di redditività operativa può essere assunto da chiunque come indicatore per valutare in primis se vi siano le condizioni di svolgimento dell’attività aziendale rispettando l’equilibrio economico. E questa è certamente la prospettiva nella quale si porranno i finanziatori bancari che assistono le imprese commerciali.

L’uso degli indicatori nella redditività


Uno dei principali indicatori utilizzato da parte degli oneri finanziari (Of/Ro) è il grado di assorbimento del risultato operativo (o Ebit): se superiore al 75% indica che vi sono problemi di redditività, se inferiore al 50% allora l’azienda possiede capacità di reddito.

L’importanza del livello di redditività espressa dal risultato operativo è quella massima ottenibile dalla costruzione di indici, poiché riguarda l’attività core dell’impresa, la gestione corrente, e lascia fuori dalla valutazione tutto ciò che riguarda la gestione finanziaria, straordinaria e accessoria.

Un indicatore di profittabilità: l’EBITDA


L’Ebitda (ovvero l’Ebit al lordo di ammortamenti e accantonamenti), rapportato alla posizione finanziaria netta (PFN) o ai debiti finanziari lordi, individua il grado di sostenibilità complessiva del debito aziendale.

Il rapporto non deve essere superiore a 6, secondo la seguente formula: PFN/Ebitda <6 o debiti finanziari lordi/Ebitda <6, come evidenziato dai recenti orientamenti assunti dalla BCE e dalla Banca d’Italia.
Tale indicatore, al momento unicamente a uso interno degli istituti di credito, risulta sempre più usato da parte come utile discriminante per le richieste di finanziamenti.

L'indice di bancabilità: il DSCR


Il livello di redditività esprime in aggiunta un flusso di cassa potenziale al servizio del debito mediante l’indice chiamato DSCR (Debt Service Coverage Ratio).

Quest’ultimo esprime il rapporto tra Ebitda, quote capitale e interessi in scadenza (per i finanziamenti non a revoca: in tutti i fidi per cassa la ponderazione è al 20% mentre si esclude l’anticipo sbf e l’autoliquidante in generale). Inoltre l’indicatore deve esternare un rapporto pari o superiore a 1,1.

La redditività del capitale investito (ROI)


Il risultato operativo indica il livello di redditività in termini di adeguatezza del ritorno sul capitale investito mediante il ROI (Return on investment). Questo indicatore deve essere calcolato attraverso l’utilizzo del risultato operativo in relazione al capitale investito, ovvero la somma di debiti e mezzi propri (Equity) in formula Ro/D+E.

Bisogna interrogarsi sia sul dato puntuale che emerge, sia sul dato medio riguardante gli ultimi 3/5 anni di redditività operativa. La medesima operazione si opera anche riguardo agli utilizzi medi del debito finanziario e, dove rilevante, in rapporto alla capitalizzazione.

Il livello di redditività espresso dal ROI deve essere significativamente superiore al costo medio dell’indebitamento espresso dal ROD (Return on debt), ovvero dall’incidenza degli interessi passivi e degli oneri finanziari sulla media dei debiti finanziari.

Il tema del costo del debito richiama inevitabilmente quello del costo del capitale. Per una corretta valutazione dei livelli di redditività, nelle PMI non si può trascurare il fatto che il capitale investito è composto da debiti e da equity. E quest’ultima ha un costo che dipende dal rischio settoriale e dalle attese imprenditoriali.

Se la ponderazione è legata al quoziente di indebitamento, e al diverso peso assunto all’interno delle fonti da debiti oppure equity, si dovrebbe procedere al calcolo del costo medio ponderato del capitale.
L'esigenza di un approccio all’analisi del livello di redditività aziendale inevitabilmente approfondita rende spesso necessario un intervento consulenziale specializzato capace di maneggiare la serie di strumenti utili al processo.

Il ruolo del ROE


L’ultimo indicatore da valutare è il ROE (Return on equity), che riguarda in particolar modo l’imprenditore, i suoi soci, familiari e partner. Il ROE pone al numeratore l’ammontare degli utili realizzati nell’anno e lo rapporta al denominatore con il capitale di rischio investito a qualunque titolo all’interno dell’impresa (per esempio si pensi ai finanziamenti soci in conto capitale).

Se il ROE risulta essere un indicatore interessante per soci, azionisti, familiari dell’imprenditore, ecc, non si devono tuttavia confondere i diversi stadi di comprensione della performance aziendale.

In particolare il giudizio circa il livello di redditività per i finanziatori a titolo oneroso (banche, società di leasing, factoring e altri) non può mai basarsi sul ROE, poiché quest’ultimo attiene unicamente ai portatori del capitale di rischio.
In proposito tale indicatore rischia di essere fuorviante o scarsamente significativo in un Paese, come l’Italia, dove le Pmi sono mediamente sottocapitalizzate e talvolta il patrimonio netto è negativo per eccesso di prelievi o di perdite.

Riguardo al ROE, diventa doveroso ricordare che spesso gli utili aziendali sono “aggiustati” in chiave fiscale e più spesso in chiave bancaria, soprattutto quando il calcolo viene fatto dall’imprenditore senza l’intervento di un consulente esterno.

Per tale ragione è opportuno effettuare adeguate rettifiche allo scopo di ottenere risultati che esprimano un giudizio attendibile sul livello di redditività per l’azionista. L’imprenditore non dovrebbe mai accontentarsi di una redditività che sia inferiore a quella che premia adeguatamente il rischio.

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