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La valutazione strategica delle alternative di investimento: il piano strategico aziendale e gli strumenti per attuarlo

Il piano strategico aziendale è uno strumento di rilievo fondamentale per delineare e progettare nel medio-lungo termine l’identità stessa dell’azienda, i suoi obiettivi di fondo e gli strumenti per raggiungerli.

A meno che non si tratti di business consolidati o in regime di sostanziale oligopolio (per barriere all’entrata, tecnologia posseduta, ecc), o i cui limiti territoriali oggettivi e la forte competizione ne impediscano la crescita (ad esempio il fornaio di quartiere), il piano strategico dovrà sempre contenere delle ipotesi di vero e proprio sviluppo aziendale comprendenti investimenti.

Tale constatazione è resa tanto più veritiera dall’osservazione di quanto già avvenuto durante la crisi, ovvero che la sopravvivenza di numerose Pmi è avvenuta a scapito del processo di investimento e rinnovo (come la sostituzione di impianti e macchinari). D’altra parte l’attuale momento storico mostra che i maggiori tassi di sviluppo del fatturato si verificano e sono tutt’ora attesi proprio dalle imprese che hanno fatto della cosiddetta “Industria 4.0” il loro percorso privilegiato di crescita, puntando alla digitalizzazione dei processi e all’innovazione di prodotto e di processo.




Il piano strategico aziendale: obiettivo investimenti


Le scelte strategiche diventano maggiormente rilevanti in un ambiente competitivo mutevole e devono essere adottate con sempre maggiore attenzione anche in rapporto al comportamento dei concorrenti: valga come esempio la scarsa adozione dello strumento del benchmarking.

Gli investimenti tuttavia vanno valutati attentamente, poiché se è vero che alla loro attuazione consegue il compimento finale di una determinata strategia, il vincolo di bilancio deve essere sempre rispettato. Gli investimenti dunque, fatti salvi quelli necessari per obblighi normativi o per sostituzione a tecnologia invariata, devono rispettare due principi fondamentali: l’economicità (o convenienza) e la fattibilità finanziaria.

A meno che non ci si trovi di fronte a scelte vincolate (dalla tecnologia, da problemi logistici, da fattori esterni etc…), si possono presentare diverse alternative, la cui valutazione deve seguire i seguenti passaggi:
  • Individuazione, per ogni singolo progetto di investimento, dei costi e dei ricavi incrementali mediante una logica che, nel rispetto dell’economicità della gestione, traduca il risultato operativo previsto in flussi di cassa attesi.
  • Calcolo del valore attuale netto (VAN o NPV) del progetto e verifica del suo tasso interno di rendimento (TIR o IRR).
  • Calcolo del pay-back e verifica della durata utile dell’investimento stesso.


Tali passaggi rappresentano aspetti tecnici di grande rilievo che non possono essere ridotti a mero calcolo dei tempi di rientro dell’investimento (l’unica cosa che si fa davvero solitamente), ma devono essere allargati a tutti gli aspetti appena descritti. Si tratterà pertanto non solo di calcolare costi e ricavi incrementali di ogni singolo progetto, ma anche gli eventuali costi “sommersi” o impliciti nel progetto stesso, nonché la possibile destinazione alternativa di asset già in uso presso l’azienda.

La stima del rischio delle scelte aziendali


L’aspetto più importante di tutto il processo valutativo nel piano strategico aziendale rimane tuttavia la stima del rischio come conseguenza delle scelte aziendali. Poiché l’incertezza è uno stato di natura ineliminabile, il rischio è la conseguenza indesiderata dell’incertezza. È dunque necessario attribuire un certo grado di probabilità agli scenari, magari ipotizzandone almeno tre (pessimista, realista, ottimista) da scegliere sulla base delle loro probabilità.

Si tratterà di determinare a quale tasso di interesse dovranno essere parametrate le scelte future, perché i flussi di cassa disponibili in futuro (le entrate previste nel tempo derivanti dall’investimento o dagli investimenti) valgono meno tanto più sono lontani nel tempo. L’individuazione di un tasso a cui scontare i flussi dovrà tenere conto non solo del rendimento atteso da un attività risk-free (p.e. un titolo di Stato a 5/10 anni) ma anche del premio al rischio diverso da settore a settore.

Solo a questo punto sarà possibile attualizzare i flussi di cassa attesi e compararli, con il noto procedimento del VAN, allo scopo di verificare se superino il costo dell’investimento e rientrino quindi nella pianificazione. In tal modo potranno essere valutate correttamente le alternative utili a ottenere le finalità prefissate dal piano strategico aziendale, anche mediante il calcolo del TIR (l’investimento con il TIR più alto, a parità di rischio, dovrebbe essere prescelto).

Da ultimo il calcolo del payback indica il tempo necessario al recupero del capitale investito mediante i flussi di casa attesi.

Stiamo parlando di strumenti relativamente poco utilizzati nella prassi aziendale, specialmente per le Pmi: ma crescere impone la pianificazione strategica e la valutazione prospettica delle alternative di investimento. Si tratta di applicare un metodo razionale a scelte talvolta dettate solo dall’istinto: fare ricorso, come dicono gli anglossassoni, a una second opinion, è utile a vedere le cose sotto tutti i punti di vista, soprattutto se si tratta di consulenti preparati allo scopo.

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